Dieta e obesità

Il moderno ambiente alimentare fornisce un’ampia gamma di occasioni per consumare cibi e bevande. Si tratta di una forma di consumo facile che conduce inavvertitamente al cosiddetto “iperconsumo passivo”, in cui la maggior parte dei soggetti sono assolutamente inconsapevoli di consumare prodotti ad alta densità energetica. Recenti risultati di numerosi studi sulla risposta individuale al cibo, che valutano sia l’apporto spontaneo in ambienti attentamente controllati  che nella vita di tutti i giorni, indicano due fattori dietetici che spingono in modo particolare verso la iperalimentazione non intenzionale:

  • il consumo di diete ad elevata densità energetica: l’elevata energia per unità di peso è data dalla presenza di grassi e/o zuccheri aggiunti per la raffinazione dell’alimento allo scopo di limitarne la capacità di trattenere acqua e formare volume, o per la presenza marginale di frutta e verdura;
  • il consumo fuori pasto di bevande molto energetiche, come ad esempio le bevande zuccherate.

Questi due fattori sembrano eludere la normale regolazione biologica dell’appetito e dell’assunzione di cibo, cosicché bambini e adulti tendono a non regolare più gli apporti dietetici, qualora questi alimenti e queste bevande vengano loro offerti di continuo. Questo problema è inoltre accentuato nelle società sedentarie, dove le persone dovrebbero generalmente mangiare meno e dove è più difficile mantenere l’equilibrio energetico, dal momento che vengono consumati cibi e bevande ad alta densità energetica.
Viceversa, le diete a bassa densità energetica, con percentuali inferiori di grassi e quantità maggiori di carboidrati complessi e di fibra alimentare, proteggono dall’incremento di peso corporeo. Gli studi d’intervento mostrano anche che un elevato apporto di fibra alimentare potrebbe aiutare a perdere peso. Queste diete a bassa energia devono tuttavia possedere una sufficiente densità di micronutrienti e composti bioattivi per fornire i livelli di assunzione necessari di tali sostanze pur limitando, al tempo stesso, l’apporto energetico.
Da questo punto di vista, non deve sorprendere l’emergenza delle bevande zuccherate e dei “fast-food”, indicati come fattori di rischio specifici. Inoltre, le abbondanti dimensioni delle porzioni di alimenti ad alta densità energetica aumentano il rischio di consumo eccessivo, mentre, a parità di cibo consumato, la frequenza di consumo degli alimenti non ha mostrato di contribuire specificamente alla variazione del peso corporeo.
Non deve quindi sorprendere che apporti maggiori di frutta e verdura siano collegati a incrementi ponderali inferiori e che diete ricche di carne (con il relativo grasso associato) siano collegate ad un maggiore rischio di incremento ponderale. Esiste una certa evidenza che l’alcool contribuisca all’obesità nell’uomo, ma l’associazione non è costante. Alcune recenti evidenze collegano l’aumento di peso ad alimenti con indice glicemico elevato, ma questo dato deve essere confermato da studi a lungo termine.
Sebbene molti studi sembrino contraddire queste conclusioni, occorre cautela nella loro interpretazione, poiché molte ricerche fanno affidamento su dati di apporto dietetico e su incrementi ponderali autoriferiti, ed entrambe le misure sono soggette a errore. Ciò conduce a sottostimare fortemente gli apporti totali di energia, grassi e zuccheri, soprattutto nei soggetti maggiormente sovrappeso.

fonte: SINU: Società Italiana di Nutrizione Umana

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Redazione Ladieta.biz

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